Vitigno storico d’Alba, da secoli la presenza di questa uva nobile unitamente al tartufo rende Alba famosa nel mondo e meta di un turismo enogastronomico raffinato. Benché non sia mai stata la varietà più coltivata della regione, il Nebbiolo ha occupato sempre un posto molto importante e prestigioso. Il nome Nebbiolo (o nebbio’ in Piemontese) quasi sicuramente è derivato da nebbia: è detto che le uve non vengono vendemmiate finche non sono state inumidite della nebbia d'autunno. Se il Nebbiolo è cosi importante, deve essere spiegato il fatto per cui la sua coltivazione rimane molto limitata. La ragione si trova nel suo animo esigente: tradizione detta che il Nebbiolo dia il proprio meglio solo in posti molto particolari.
Il terreno ideale è sub-alcalino, ricco di potassio, fosforo, magnesio e calcio con una proporzione di altri micro e macro-elementi quali boro, manganese, rame, zinco e ferro; che corrisponde proprio alla composizione delle marne calcaree di Barolo e di Barbaresco e anche il terreno più sabbioso del Roero. Il Nebbiolo ha bisogno anche di un buon drenaggio e fiorisce su versanti fino a 400 metri. Siccome è la vite che germoglia prima in questa zona (di solito nei primi giorni di Aprile) e l’ultima ad essere vendemmiata (dai primi di Ottobre/meta Ottobre in avanti), la sua lunga stagione di solito richiede un'esposizione a mezzogiorno. Per meglio dire, il Nebbiolo gradisce un monopolio quasi incontrastato del “triangolo d’oro” tra sud-sudest e sudovest nei migliori vigneti. Viene sempre piantato sulla parte migliore della collina, vicino alla cima, dove riceve massima esposizione al sole.
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